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Quando deve essere risarcito il danno non patrimoniale?

Il danno non patrimoniale è risarcibile nei soli casi previsti dalla legge, secondo interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c.


La vicenda in esame ha offerto al giudice del lavoro l’occasione di fornire importanti precisazioni in tema di danno non patrimoniale, segnatamente quando sia o meno risarcibile.

Nella specie, un lavoratore aveva citato in giudizio l’INPS ritenendo che il suo operato, di perdurante inadempimento della condanna alla riliquidazione di trattamenti pensionistici, emessa in suo favore con sentenza, avesse violato varie norme e principi di derivazione costituzionale, e cioè l’esatta esatta determinazione e conseguente corretta erogazione del trattamento pensionistico, le regole di correttezza e diligenza ed il principio di solidarietà.

Per tale ragione, l’attore chiedeva il risarcimento del danno non patrimoniale causato dal comportamento della convenuta: si trattava, in particolare, danno morale, consistente nel turbamento interiore e nella sofferenza morale cui il dipendente era stato esposto per più anni dal momento dell’assunzione della consapevolezza di aver pieno diritto alla riliquidazione della prestazione pensionistica e sino alla data dell’emissione, da parte dell’Ente, in stretta ottemperanza ai titoli giudiziari, dei modelli di riliquidazione delle pensioni. La sofferenza morale e psichica sofferta a causa della predetta inerzia aveva determinato la lesione di uno degli interessi inerenti la persona, non connotato da alcuna rilevanza economica e, segnatamente, la lesione della sua integrità morale tutelata costituzionalmente dagli artt. 2 e 3 della Costituzione.

Orbene, posto il rigetto della domanda, il giudice ha ricordato che il pregiudizio non patrimoniale, inteso quale categoria generale, non suscettibile di suddivisione in sottocategorie variamente etichettate, è risarcibile solo entro il limite segnato dalla ingiustizia costituzionalmente qualificata dell’evento di danno; la gravità dell’offesa costituisce requisito ulteriore per l’ammissione al risarcimento dei danni non patrimoniali alla persona conseguenti alla lesione di diritti costituzionali inviolabili.

Il danno non patrimoniale è risarcibile nei soli casi previsti dalla legge, e cioè, secondo interpretazione costituzionalmente orientata dell‘art 2059 c.c.: (a) quando il fatto illecito sia astrattamente configurabile come reato; in tal caso la vittima avrà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione di qualsiasi interesse della persona tutelato dall’ordinamento, ancorché privo di rilevanza costituzionale; (b) quando ricorra una delle fattispecie in cui la legge espressamente consente il ristoro del danno non patrimoniale anche al di fuori di una ipotesi di reato (ad es. nel caso di illecito trattamento dei dati personali o di violazione delle norme che vietano la discriminazione razziale); in tal caso la vittima avrà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione dei soli interessi della persona che il legislatore ha inteso tutelare attraverso la norma attributiva del diritto al risarcimento (quali rispettivamente, quello alla riservatezza od a non subire discriminazioni); (c) quando il fatto illecito abbia violato in modo grave diritti inviolabili della persona, come tali oggetto di tutela costituzionale; in tal caso la vittima avrà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione di tali interessi che, al contrario delle prime due ipotesi , non sono individuati “ex ante” dalla legge, ma dovranno essere selezionati caso per caso dal giudice.

In pratica la lesione deve eccedere una certa soglia di offensività rendendo il pregiudizio tanto serio da essere meritevole di tutela in un sistema che impone un grado minimo di tolleranza.

Risulta evidente quindi che il danno non patrimoniale è risarcibile nei soli casi previsti dalla legge o in quelli di lesione di valori costituzionalmente protetti; non meritevoli della tutela risarcitoria sono invece i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi disappunti, ansie ed in ogni altro tipo di insoddisfazione.

Per altro, in tema, gli ermellini hanno precisato che non vale, per dirli risarcibili, invocare diritti del tutto, immaginari, come il diritto alla qualità della vita, allo stato di benessere, alla serenità e cioè. In definitiva, il diritto di essere felice.

Trib. Foggia, Sez. Lav., 29 maggio 2020, n. 1211

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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