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Sentenza di annullamento del testamento: conseguenze

La pronuncia di annullamento del testamento ha efficacia retroattiva e comporta il ripristino della situazione giuridica al momento della apertura della successione.


La questione aveva preso le mosse dalla domanda di annullamento di un testamento olografo per mancanza della data: il documento conteneva la nomina solo di uno di due fratelli quale erede universale. Il germano aveva dunque impegnato l’atto per il motivo suddetto e sia il giudice di primo grado che la Corte d’Appello avevano sposato le sue conclusioni, dichiarando così aperta la successione legittima del defunto in suo favore.

Dello stesso parere infine anche gli ermellini.

In particolare, la data costituisce un elemento essenziale del testamento olografo e deve contenere l’indicazione del giorno, del mese e dell’anno. Si riconosce la possibilità che la data incompleta possa essere integrata con altri dati o indicazioni equipollenti, ma ciò sempre che questi siano intrinseci, siano cioè contenuti nella scheda testamentaria e non debbano essere ricercati aliunde.

In altri termini, per il combinato disposto dagli artt. 602 e 606 c.c. l’omessa o l’incompleta indicazione della data comportano l’annullabilità del testamento olografo, la quale può essere fatta valere nel termine di 5 anni dalla data in cui le disposizioni testamentarie hanno avuto esecuzione da chiunque vi ha interesse. Trattandosi di requisito di forma, cui la legge ricollega la validità dell’atto, deve escludersi che la data del testamento possa ricavarsi aliunde da elementi estranei all’atto, ne l’invalidità del testamento può essere subordinata all’incidenza in concreto dell’omissione della data sui rapporti dipendenti dalle disposizioni testamentarie.

La data può essere apposta al principio o alla fine delle disposizioni, prima o dopo la sottoscrizione e che non è richiesta la sua ripetizione su ciascun foglio. Il riconoscimento del principio suppone pur sempre che la data sia scritta sulla scheda in modo che sia data del testamento e faccia parte del contesto di esso.

Infine, la Corte ha altresì precisato che in materia contrattuale è stato chiarito che la pronuncia di annullamento di un negozio giuridico ha efficacia retroattiva nel senso che essa comporta il ripristino, fra le parti, della situazione giuridica anteriore al negozio annullato. Pertanto, deve considerarsi valido l’atto di disposizione del bene oggetto del negozio poi annullato, compiuto dall’originario titolare del bene nelle more del giudizio di annullamento del precedente negozio.

Il principio è applicabile anche all‘annullamento del testamento. Pronunziato l’annullamento del testamento ne vengono meno gli effetti, con effetto retroattivo, al momento dell’apertura della successione. Se questo contiene la nomina di un erede universale, la pronuncia di annullamento opera retroattivamente, determinando ab origine la delazione esclusivamente in favore del successibile ex lege, come se il testamento non fosse mai esistito. Qualsiasi effetto nelle more prodottosi a favore del soggetto designato nel testamento annullato cade retroattivamente.

Consegue che l’atto di disposizione posto in essere dall’erede legittimo, prima che sia pronunciato l’annullamento della scheda, è valido. La pretesa a che la banca fosse condannata alla restituzione delle somme e dei valori prelevati dal M. è quindi priva di giustificazione, sussistendo quindi il presupposto della soccombenza dell’attore nei confronti dell’istituto.

Cass. civ., Sez. VI, 21 maggio 2020, n. 9364

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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