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Separazione e richiesta di addebito: l’allontanamento va provato

In caso di allontanamento dalla casa coniugale e di richiesta di addebito, spetta al coniuge richiedente provare non solo detto allontanamento, ma anche il nesso causale tra questo comportamento e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

La questione giunta all’attenzione della Corte di Cassazione aveva preso le mosse da una separazione giudiziale: nella specie, la moglie aveva chiesto l’addebito della medesima al marito a causa, fra le altre cose, dell’allontanamento dalla casa coniugale; l’addebito era stato confermato sia in primo che in secondo grado, con relativo assegno in suo favore.

L’ex marito, dunque, proponeva ricorso per Cassazione, dolendosi del fatto che il giudice di merito aveva basato l’accertamento, in merito all’addebito, esclusivamente sulla circostanza del suo allontanamento della casa coniugale, senza tenere conto né dell’insussistenza di un rapporto di causalità tra detto allontanamento e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza né dell’assenza di comportamenti contrari ai doveri coniugali posti in essere dal medesimo.

Gli ermellini hanno però rigettato tale gravame.

Invero, la pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri posti dall’art. 143 c.c. a carico dei coniugi, essendo, invece, necessario accertare se tale violazione, lungi dall’essere intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza, abbia, viceversa, assunto efficacia causale nel determinarsi della crisi del rapporto coniugale. L’apprezzamento circa la responsabilità di uno o di entrambi i coniugi nel determinarsi della intollerabilità della convivenza è istituzionalmente riservato al giudice di merito.

In tema di onere della prova, la Corte ha affermato che grava sulla parte che richieda, per l’inosservanza degli obblighi nascenti dal matrimonio, l’addebito della separazione all’altro coniuge l‘onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda provare le circostanze su cui l’eccezione si fonda, vale a dire l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata violazione.

Nel caso in cui sia dedotta la violazione dell’obbligo coniugale di convivenza, la prova dell’avvenuto allontanamento dal domicilio coniugale, a cura del coniuge che lo denuncia, è sufficiente ad integrare la fattispecie ai sensi dell’art. 146 c.c., comma 1, a meno che il coniuge che si è allontanato non provi che ciò sia avvenuto per giusta causa.

Cass., 18 settembre 2019, n. 23284

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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