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Separazione e affido condiviso

L’esistenza di una conflittualità tra i coniugi non costituisce motivo tale da derogare al regime ordinario dell’affidamento condiviso in favore di quello esclusivo, a meno che il primo sia pregiudizievole per l’interesse dei figli.


Queste le conclusioni cui è giunta la Corte d’Appello nell’ambito di una vicenda che aveva visto un padre impugnare la decisione di primo grado concernente la separazione dalla moglie e disponendo l’affidamento della figlia. Nella specie, la bambina era stata affidata in via esclusiva alla madre e gli incontri padre – figlia avrebbero dovuto svolgersi in modalità protetta presso l’abitazione del padre, con possibilità di uscite, sempre con l’assistenza di un operatore dei Servizi Sociali.

Il giudice di primo grado aveva ritenuto doversi disporre l’affido esclusivo sulla scorta, sostanzialmente, dell’elevata conflittualità tra i due genitori. Dal che aveva desunto che l’affido condiviso non fosse una strada percorribile, rischiando anzi di divenire pregiudizievole per la minore che rimarrebbe ingessata in una conflittualità che non le permetterebbe di vivere neanche quelle esperienze che sono tipiche di una bimba della sua età.

Orbene, il gravame presentato dal padre è stato rigettato dalla Corte d’Appello che ha avuto modo di fornire importanti precisazioni sul tema in oggetto, precisazione che vale la pena evidenziare.

L’art. 317 c.c. specifica che la responsabilità genitoriale di entrambi i genitori non cessa a seguito di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio, rafforzando pertanto l’assunto secondo il quale i problemi che possono sussistere tra i genitori non devono incidere sul rapporto che ciascuno di essi ha nei confronti dei figli. L’esercizio della responsabilità genitoriale è regolato, in tali casi dagli artt. 337 bis ss. c.c., per cui, anche nell’ambito della crisi familiare – indipendentemente dal tipo di affidamento, monogenitoriale o condiviso, la responsabilità genitoriale deve dunque essere esercitata da entrambi i genitori.

Il genitore che non esercita la responsabilità genitoriale vigila sull’istruzione, sull’educazione e sulle condizioni di vita del figlio (art. 316 ult. comma c.c.). In sostanza, l’affidamento esclusivo non implica il venir meno della responsabilità genitoriale.

In relazione, poi, al caso di specie, la Corte ha affermato che l’esistenza di una conflittualità tra i coniugi, derivante dalla particolarità caratteriale di entrambi non costituisce di per sé un motivo tale da derogare al regime ordinario dell’affidamento condiviso in favore di quello esclusivo, a meno che il primo sia pregiudizievole per l’interesse dei figli, alterando e ponendo in serio pericolo il sano equilibrio e sviluppo psico-fisico.

In tal caso la pronuncia di affidamento esclusivo deve essere sorretta da una puntuale motivazione in ordine, non solo al pregiudizio potenzialmente arrecato ai figli da un affidamento condiviso, ma anche alle idoneità del genitore affidatario ed alla inidoneità educativa o alla manifesta carenza dell’altro genitore.

La sentenza impugnata, avendo dato adeguata motivazione delle ragioni per cui si è preferito il regime dell’affido esclusivo, non si è rivelata fallace.

Corte App. L’Aquila, 21 gennaio 2020, n. 98

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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