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Tassi: verifica dell’usurarietà

Ai fini della verifica della usurarietà del tasso si tiene conto delle commissioni, delle remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito.


La questione che ha originato la sentenza in commento risulta interessante al di là del merito della vicenda, per le conclusioni cui il tribunale è giunto in tema di usurarietà dei tassi di interessi.

Orbene, il giudice ha innanzitutto ricordato che con riguardo alla pattuizione di interessi superiori alla misura legale, sia l’art. 1284, comma 3, cod. civ. che l’art. 117, comma 4, del testo unico bancario richiedono la forma scritta ad substantiam. Nella disciplina speciale, tuttavia, si impone il computo degli interessi convenzionali al tasso cosiddetto sostitutivo, appositamente stabilito, ove le parti non ne abbiano determinato la misura per iscritto. A norma dell’art. 117, comma 7, infatti, in caso di inosservanza del requisito formale, si applicano il tasso nominale minimo e quello massimo, rispettivamente per le operazioni attive e per quelle passive, dei buoni ordinari del tesoro annuali, emessi nei dodici mesi precedenti alla conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, emessi nei dodici mesi precedenti allo svolgimento della singola operazione.

Con riguardo alla pattuizione di ogni altra competenza, che si aggiunga al corrispettivo del prestito, per sua natura a titolo oneroso, è parimenti richiesta, in generale, la forma scritta a pena di nullità, ex art. 117, comma 4, del testo unico bancario. Con l’art. 2-bis, comma 1, del D.L. n. 185 del 2008, in sede di conversione ad opera della L. n. 2 del 2009, sono state introdotte disposizioni particolari sulla commissione di massimo scoperto, con comminatoria di nullità delle clausole, comunque denominate, che prevedano una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del cliente, titolare di conto corrente, salvo che il corrispettivo per il servizio di messa a disposizione di fondi sia predeterminato, unitamente al tasso debitore per le somme effettivamente prelevate, con patto scritto, in misura onnicomprensiva e proporzionale all’importo e alla durata dell’affidamento richiesto. L’art. 117-bis del testo unico bancario, inserito dall’art. 6-bis del D.L. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 214 del 2011, disciplina ora la remunerazione degli affidamenti e degli sconfinamenti: i contratti di apertura di credito possono prevedere, a pena di nullità di clausole difformi, esclusivamente una commissione onnicomprensiva, calcolata in misura proporzionale rispetto alla somma messa a disposizione del cliente e alla durata dell’affidamento, di ammontare non superiore allo 0,50%, per trimestre, della somma affidata, oltre a un tasso di interesse debitore sulle somme prelevate.

Con riguardo invece al divieto di anatocismo, stabilito dall‘art. 1283 cod. civ., che vieta, in generale, la produzione di interessi sugli interessi, si incontra una specifica deroga in materia bancaria e finanziaria, in quanto l’art. 120, comma 2, del testo unico bancario, aggiunto dall’art. 25, comma 2, del D.Lgs. n. 342 del 1999, applicabile sia alle banche sia agli intermediari finanziari, in forza dell’art. 115, comma 1, del testo unico bancario, rimette al Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (CICR) di stabilire, con norme di rango secondario, le modalità e i criteri per la produzione di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni bancarie. Con la delibera CICR del 9 febbraio 2000, in vigore dal 22 aprile 2000, all’art. 2, si consente che il saldo periodico del conto corrente, anche per i rapporti ivi regolati, sia produttivo d’interessi, se contrattualmente stabilito, a condizione di pari periodicità nel conteggio degli interessi creditori e debitori, oltre alla possibilità di convenire che anche il saldo finale, a seguito della chiusura del conto corrente, produca interessi, senza ulteriore capitalizzazione; all’art. 3, si consente che nel finanziamento con piano di rimborso rateale, in caso di mancato pagamento alle singole scadenze, se convenuto dalle parti, ciascuna rata produca interessi per il suo complessivo ammontare. Successivamente, la L. n. 147 del 2013, art. 1, comma 629, in vigore dal 1º gennaio 2014, ha sostituito l’art. 120, comma 2, del testo unico bancario, al fine di limitare la discrezionalità nella regolamentazione di fonte subordinata per le operazioni in conto corrente, introducendo il principio, di immediata applicabilità, secondo cui gli interessi periodicamente capitalizzati non possono produrre interessi ulteriori, con abrogazione tacita di ogni altra disposizione incompatibile.

Trib. Oristano, 11 maggio 2020, n. 201

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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