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L’assicurazione sulla vita

Nel contratto di assicurazione per il caso di morte, il beneficiario designato acquista, ai sensi dell’art. 1920 c.c., comma 3, un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione che trova la sua fonte nel contratto.


La vicenda aveva preso le mosse dall’apertura di una successione, a valle della quale erano sorte diverse questioni in relazione ad un’assicurazione sulla vita di cui il de cuius era il beneficiario.

Orbene, sorvolando sugli intricati sviluppi della vicenda giurisdizionale, vale la pena soffermarsi su quanto ricordato in tema dalla Corte di Cassazione.

Nel contratto di assicurazione per il caso di morte, il beneficiario designato acquista, ai sensi dell‘art. 1920 c.c., comma 3, un “diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione” che trova la sua fonte nel contratto e, pertanto, è opinione dominante che sin dalla designazione del terzo esso fuoriesca dal patrimonio del soggetto stipulante ed entri a far parte del patrimonio del beneficiario. In altri termini, nel momento in cui l’assicurato individua il beneficiario, è la stessa norma che indica che questi acquista un diritto iure proprio.

L’art. 1920 c.c., inoltre, fa discendere l’acquisto del diritto da parte del terzo non tanto dalla stipula del contratto, bensì dalla designazione del beneficiario e dall’accettazione da parte di quest’ultimo, a differenza di quanto previsto con riferimento al contratto a favore del terzo. Tali dichiarazioni, inoltre, debbono essere comunicate all’assicuratore che deve adempiere l’obbligazione, e ciò ai fini dell’opponibilità della designazione effettuata dal disponente. E infatti, proprio perché si tratta di un “diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione”, per esigenze di tutela dell’affidamento e di certezza del diritto, la nomina del beneficiario o la revoca della nomina a favore di un altro beneficiario, e la stessa rinuncia alla facoltà di revoca, non possono essere desunte da una volontà implicita o effettuata per atti equipollenti, ma deve risultare in termini espliciti e nelle forme scritte e comunicate all’assicuratore previste per la designazione del terzo ex artt. 1920 e 1921 c.c., anche per via testamentaria, con specifica attribuzione della somma assicurata, a favore di una determinata persona.

In più, sulla scorta delle norme che disciplinano il contratto di assicurazione sulla vita si desume che la liquidazione dell’indennizzo dovuta dall’assicuratore al terzo beneficiario alla morte del disponente – fatto che realizza l’evento assicurato – fa già parte del patrimonio del terzo che l’abbia accettata. Difatti l’art. 1921 c.c., prevede che la revoca del beneficio non può farsi dagli eredi dopo la morte del contraente una volta che il beneficiario abbia dichiarato di volerne profittare. E’, poi, opinione largamente condivisa dalla dottrina che gli effetti del contratto assicurativo sulla vita non dipendono dall’accertamento della finalità dell’attribuzione patrimoniale (previdenziale, gratuita o onerosa), proprio perché la ragione sottesa al contratto ha una causa propria ritenuta ex lege meritevole di tutela, a prescindere dal motivo sottostante che spinge un soggetto a stipularlo.

La giurisprudenza, sul punto, è intervenuta per escludere la funzione indennitaria dell’assicurazione sulla vita, evidenziandone la normale finalità di risparmio o di capitalizzazione.

Da quanto detto sinora deriva che il beneficiario, per effetto della designazione, acquista un diritto soggettivo perfetto al pagamento della “indennità” correlato al pagamento dei premi assicurativi da parte dell’assicurato finché in vita.

Si tratta, dunque, di un diritto di credito, proprio del beneficiario, di cui egli può liberamente disporre per atto inter vivos o mortis causa e che, alla sua morte, si trasmette agli eredi, a meno che la designazione non venga revocata, con ciò facendo intendere che il beneficio che va a maturare post mortem appartiene al beneficiario già prima dell’eventus mortis, e non all’assicurato, a meno che il beneficio non venga revocato.

In particolare, si è escluso che il diritto di credito acquisito dal terzo possa essere oggetto di (eventuali) disposizioni testamentarie da parte dello stipulante, né di devoluzione agli eredi secondo le regole della successione legittima, a meno che non sia stata disposta a favore di questi ultimi la revoca della precedente designazione del beneficiario

Ne consegue che, una volta stipulato il contratto di assicurazione sulla vita, in capo al contraente-disponente è data solo la facoltà, prevista nell’art. 1921 c.c., comma 1, di revocare, anche per via testamentaria, la designazione del terzo beneficiario, nonostante il terzo abbia dichiarato di volerne beneficiare.

Cass. civ., Sez. III, 15 aprile 2021, n. 9948


Redazione A-I.it Avvocati Associati

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