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Condominio: modifica del regolamento

Condominio: il regolamento condominiale soggetto alla forma scritta ad substantiam può essere modificato unicamente con forma scritta e non pertanto tramite comportamenti concludenti dei condomini.

Un condominio aveva convenuto in giudizio una società di catering, chiedendo che venisse accertato nei suoi confronti che l’attività di ristorazione da lei esercitata nei locali del medesimo, locali posti al di sotto del cortile comune, era contraria alle disposizioni del regolamento contrattuale del condomino ed era dunque illegittimamente esercitata dalla convenuta. L’attore chiedeva dunque che venisse inibita tale destinazione d’uso.

In effetti, faceva notare il condominio, il regolamento condominiale escludeva che il locale di proprietà della controparte potesse essere destinato alla ristorazione essendo espressamente vietata la destinazione dei locali appartenenti ai condomini ad uso contrario alla tranquillità, igiene, decenza ed al buon nome dell’edificio e particolarmente ad industrie e commerci rumorosi. Per altro, l’attività di ristorazione nel locale sotterraneo – non dotato di uscite di sicurezza – comporterebbe insalubri esalazioni non potendo i residui della combustione essere smaltiti attraverso le esistenti canne fumarie.

Il giudice ha accolto le domande dell’attore.

In particolare, il tribunale ha fatto notare che i limiti di destinazione delle cose di proprietà individuali nel regime condominiale possono essere formulati nel regolamento sia mediante indicazione delle attività vietate che mediante riferimento ai pregiudizi che si intendono evitare: nella prima ipotesi è sufficiente verificare – al fine di stabilire se una determinata destinazione sia vietata o limitata – se la stessa sia inclusa nell’apposito elenco; nella seconda ipotesi è necessario accertare l’effettiva capacita della destinazione contestata a produrre gli inconvenienti che si vollero evitare. A tale ultimo fine, l’interpretazione della clausola regolamentare non può essere condotta con esclusivo riferimento allo stato di fatto esistente alla data della sua formazione, ma tenendo conto anche di situazioni che, pure inesistenti a quel tempo, debbono ritenersi, per identità di ratio, da essa previste.

Non solo. Il giudice ha avuto altresì cura di precisare che il regolamento soggetto alla forma scritta ad substantiam, la sua modifica richiede la stessa forma e non può pertanto avvenire tramite comportamenti concludenti dei condomini.

Trib. Roma, Sez. V, 17 settembre 2019, n. 17590

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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