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Condominio: ripartizione spese riscaldamento centralizzato

Condominio: le spese del riscaldamento centralizzato devono essere ripartite in base al consumo effettivamente registrato, risultando perciò illegittima una suddivisione di tali oneri operata, sebbene in parte, alla stregua dei valori millesimali delle singole unità immobiliari.

Un condominio aveva convenuto in giudizio il condominio presso il quale risiedeva chiedendo che fosse dichiarata la nullità della delibera con cui l’assemblea aveva deciso di ripartire le spese di riscaldamento, inerenti all’importo del gas metano, al 50% in base al consumo conteggiato e per il restante 50% in base alla tabella millesimale.

Sia il tribunale che la Corte d’Appello avevano però respinto le doglianze del condomino; di parere opposto si è mostrata invece la Corte di Cassazione, che, nell’accogliere il gravamene del primo, ha ribaltato il decisum.

Gli ermellini hanno evidenziato che le spese del riscaldamento centralizzato possono essere validamente ripartite in base al valore millesimale delle singole unità immobiliari servite solo ove manchino sistemi di misurazione del calore erogato in favore di ciascuna di esse, che ne consentano il riparto in proporzione all’uso.

Tale criterio legale di ripartizione delle spese di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato risale già alla L. 9 gennaio 1991, n. 10, art. 26, comma 5, il quale, peraltro, costituisce applicazione di specie del criterio generale previsto dall’art. 1123 c.c., comma 2. L’adozione dei sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore è, infatti, funzionale a collegare il vantaggio economico del risparmio energetico, conseguente alla minor richiesta di calore, esclusivamente al patrimonio del condomino che decida di prelevare minor energia.

Per tali ragioni, la Cassazione ha affermato che le spese del riscaldamento centralizzato di un edificio in condominio, ove sia stato adottato un sistema di contabilizzazione del calore, devono essere ripartite in base al consumo effettivamente registrato, risultando perciò illegittima una suddivisione di tali oneri operata, sebbene in parte, alla stregua dei valori millesimali delle singole unità immobiliari, nè possono a tal fine rilevare i diversi criteri di riparto dettati da una delibera di giunta regionale, che pur richiami specifiche tecniche a base volontaria, in quanto atto amministrativo comunque inidoneo ad incidere sul rapporto civilistico tra condomini e condominio.

Cass., 4 novembre 2019, n. 28282

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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