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La convivenza con un parente o un amico non caduca il diritto all’assegno

Solo l’instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorché di fatto, esclude ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge; la convivenza di altra natura non rileva al fine di escludere in radice il riconoscimento dell’assegno.

Nell’ambito di un giudizio inerente la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il Tribunale aveva riconosciuto a favore dell’ormai ex moglie il diritto all’assegno divorzile; la decisione veniva confermata anche in secondo grado.

L’ex marito, tuttavia, ricorreva per Cassazione, dolendosi, in particolare, del fatto che, stante la propria convivenza con un’altra donna, e dall’altro la convivenza dell’ex moglie con la nipote, in violazione dell’art. 3 Cost., solo della prima si sia tenuto conto per escludere a proprio favore l’assegno divorzile mentre entrambe avrebbero dovuto ostare al riconoscimento di detto assegno.

La Corte ha però disatteso tale doglianza. Invero, solo l’instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorché di fatto, esclude ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge, il quale non può che confidare nell’esonero definitivo da ogni obbligo, di guisa che la convivenza di altra natura – come quella con un parente o un amico – non rileva al fine di escludere in radice il riconoscimento dell’assegno, anche se è vero che, laddove i presupposti per il riconoscimento dell’an dell’assegno divorzile siano ravvisabili, ai fini della sua quantificazione si deve tenere conto delle complessive ed effettive condizioni economiche delle parti, e, quindi, anche del fatto che la parte beneficiata si avvantaggi in qualche misura di una convivenza parentale o amicale.

Gli ermellini hanno avuto modo di fornire anche ulteriori, interessanti precisazioni.

Innanzitutto, l’accertamento relativo all’inadeguatezza dei mezzi o all’incapacità di procurarseli per ragioni oggettive del coniuge richiedente è da riconnettere alle caratteristiche ed alla ripartizione dei ruoli durante lo svolgimento della vita matrimoniale e da ricondurre a determinazioni comuni, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età di detta parte, affermando i seguenti principi di diritto:
a) all’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà, e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate; b) la funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi c) il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno.

Secondo tali principi, il giudizio, funzionale alla natura assistenziale e perequativo-compensativa dell’assegno divorzile, dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dalla richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto.

Cass., 12 novembre 2019, n. 29317

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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