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Quali danni derivano dalla violazione del dovere di informazione del paziente?

La violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente può causare sia un danno alla salute, sia un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione.

Queste le conclusioni delle Corte di Cassazione nell’ambito di una vicenda che aveva visto una donna citare in giudizio l’istituto tumori presso il quale aveva effettuato le relative terapie, chiedendo la condanna della convenuta al risarcimento dei danni subiti a causa delle eccessive dosi di irradiazione della terapia radiante all’attrice somministrata.

Tuttavia, il Tribunale rigettava tale domanda e rigettava, altresì, la domanda di risarcimento danni per omessa acquisizione del consenso informato sui rischi del trattamento terapeutico, essendo estinto il diritto per prescrizione.

Di diverso avviso la Corte d’Appello, che aveva riformato la sentenza di primo grado. La questione giungeva così all’attenzione degli ermellini, sulla scorta del ricorso dell’istituto oncologico, ricorso rigettato.

Ponendo l’accento sulla questione inerente il consenso, la Corte ha ricordato che la manifestazione del consenso del paziente alla prestazione sanitaria costituisce esercizio di un autonomo diritto soggettivo all’autodeterminazione proprio della persona fisica (la quale in piena libertà e consapevolezza sceglie di sottoporsi a terapia farmacologica o ad esami clinici e strumentali, o ad interventi o trattamenti anche invasivi, laddove comportino costrizioni o lesioni fisiche ovvero alterazioni di natura psichica, in funzione della cura e della eliminazione di uno stato patologico preesistente o per prevenire una prevedibile patologia od un aggravamento della patologia futuri), che – se pure connesso – deve essere tuttavia tenuto nettamente distinto – sul piano del contenuto sostanziale – dal diritto alla salute, ossia dal diritto del soggetto alla propria integrità psico-fisica. Al diritto indicato corrisponde l’obbligo del medico.

Tanto brevemente riassunto, la Cassazione ha affermato che la violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente, può causare due diversi tipi di danni:
a) un danno alla salute, quando sia ragionevole ritenere che il paziente – sul quale grava il relativo onere probatorio – se correttamente informato, avrebbe rifiutato di sottoporsi all’intervento (onde non subirne le conseguenze invalidanti);
b) un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione, predicabile se, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale oppure non patrimoniale (ed, in tale ultimo caso, di apprezzabile gravità), diverso dalla lesione del diritto alla salute.

Il risarcimento del danno da lesione del diritto di autodeterminazione che si sia verificato per le non imprevedibili conseguenze di un atto terapeutico, pur necessario ed anche se eseguito “secundum legem artis”, ma tuttavia effettuato senza la preventiva informazione del paziente circa i suoi possibili effetti pregiudizievoli e dunque senza un consenso consapevolmente prestato, dovrà conseguire alla allegazione del relativo pregiudizio ad opera del paziente, riverberando il rifiuto del consenso alla pratica terapeutica sul piano della causalità giuridica ex art. 1223 c.c. e cioè della relazione tra evento lesivo del diritto alla autodeterminazione – perfezionatosi con la condotta omissiva violativo dell’obbligo informativo preventivo – e conseguenze pregiudizievoli che da quello derivano secondo un nesso di regolarità causale.

Cass., 11 novembre 2019, n. 28985

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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