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Disturbo-quiete-pubblica

Disturbo della quiete pubblica

Risponde del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone il gestore di un pubblico esercizio che non impedisca i continui schiamazzi provocati dagli avventori in sosta davanti al locale anche nelle ore notturne.

Il giudice aveva ritenuto responsabile del reato di cui all’art. 659, co. 1, c.p. “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone” il legale rappresentante di una società, titolare dell’esercizio pubblico che arrecava disturbo alle occupazioni ed al riposo delle persone ivi residenti permettendo e comunque non impedendo il propagarsi del rumore determinato dall’attività e dal vociare della clientela.

Il rappresentante ricorreva dunque per Cassazione, osservando che la relazione tecnica, le cui risultanze davano atto del superamento dei valori limiti previsti dal D.P.C.M. 14 novembre 1997, art. 4, non indicava il valore della sorgente disturbante necessario per calcolare il cd valore differenziale riportato nella consulenza. Difettava dunque la prova dell’elemento oggettivo del reato contestato. Per altro, il ricorrente ha sottolineato altresì che provenendo gli schiamazzi da avventori che si trattenevano non all’interno del locale ma sulla pubblica via, occorreva, per la sussistenza del reato, che fosse stata fornita la prova che l’imputato non avesse esercitato il potere di controllo sugli avventori, prova che, nella specie, difettava.

Gli ermellini, tuttavia, nel rigettare il ricorso, hanno ricordato che, in tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, per l’integrazione del reato previsto dall’art. 659 c.p., è sufficiente l’idoneità della condotta ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone, non occorrendo l’effettivo disturbo alle stesse e che l’effettiva idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un accertamento di fatto rimesso all’apprezzamento del giudice di merito, il quale non è tenuto a basarsi esclusivamente sull’espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori (quali le dichiarazioni testimoniali) in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete.

Per altro, la Corte ha altresì sottolineato che risponde del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone il gestore di un pubblico esercizio che non impedisca i continui schiamazzi provocati dagli avventori in sosta davanti al locale anche nelle ore notturne e che la qualità di titolare della gestione dell’esercizio pubblico comporta l’assunzione dell’obbligo giuridico di controllare, con possibile ricorso ai vari mezzi offerti dall’ordinamento come l’attuazione dello ius excludendi e il ricorso all’autorità di pubblica sicurezza, che la frequenza del locale da parte degli utenti non sfoci in condotte contrastanti con le norme poste a tutela dell’ordine e della tranquillità pubblica.

Cass. pen., 21 marzo 2018, n. 19690

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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