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Farmacie: il comune perimetra la zona e il farmacista scegli l’ubicazione

Ai fini dell’individuazione e della localizzazione di nuove sedi farmaceutiche, il Comune è tenuto ad effettuare la perimetrazione della zona, all’interno della quale il farmacista è libero di scegliere l’ubicazione del proprio esercizio.

Ancora una sentenza su cui porre l’accento in tema di localizzazione di una farmacia; tralasciando il merito della vicenda, quel che preme è evidenziare le conclusioni cui il Consiglio di Stato è giunto.

Orbene, il giudice ha innanzitutto ricordato che l’art. 1, l. 2 aprile 1968, n. 475 detta la disciplina del contingentamento delle sedi farmaceutiche, individuando una specifica proporzione (una farmacia ogni 3.300 abitanti). Il successivo art. 2, l. n. 475/1968 si occupa dell’individuazione delle nuove sedi farmaceutiche e della loro localizzazione, demandandone i relativi compiti ai Comuni, ed è stato novellato dall’art. 11, d.l. n. 1/2012, nell’ottica della liberalizzazione del servizio farmaceutico.

La giurisprudenza ha affermato che, sebbene la nuova legge non faccia riferimento alla pianta organica, compete comunque al Comune la formazione di uno strumento pianificatorio che sostanzialmente, per finalità, contenuti, criteri ispiratori ed effetti corrisponde alla vecchia pianta organica e che niente vieta di chiamare con lo stesso nome. Per altro, lo scopo della perimetrazione della zona è quello di delimitare la libertà di scelta del farmacista, nel senso che questi è, in linea di massima e salvo eccezioni, libero di scegliere l’ubicazione del proprio esercizio, purché rimanga all’interno di quel perimetro; la perimetrazione delle sedi è indispensabile qualora la sua mancanza sia suscettibile di arrecare pregiudizio alle parti.

Quanto alla localizzazione, la finalità di garantire l’accessibilità degli utenti al servizio distributivo dei farmaci non può significare che occorra procedere all’allocazione delle nuove sedi di farmacia in zone disabitate o del tutto sprovviste di farmacie, né può significare che debba essere evitata la sovrapposizione geografica e demografica con le zone di pertinenza delle farmacie già esistenti, essendo, invece, fisiologica e del tutto rispondente alla ratio della riforma (art. 11, d.l. n. 1 del 2012) l’eventualità che le nuove zone istituite dai Comuni o dalle Regioni incidano sul bacino d’utenza di una o più sedi preesistenti. La riforma, in altri termini, vuole realizzare l’obiettivo di assicurare un’equa distribuzione sul territorio e, solo in via aggiuntiva, introduce il criterio che occorre tener altresì conto dell’esigenza di garantire l’accessibilità del servizio farmaceutico anche a quei cittadini residenti in aree scarsamente abitate.

In sostanza, lo scopo della previsione normativa, di cui all’art. 1, d.l. n. 1/2012, non è quello del massimo decentramento delle sedi farmaceutiche, a rischio di istituire nuove sedi che non abbiano una zona di competenza tale da garantirne la sopravvivenza, ma di aumentare l’accessibilità all’assistenza farmaceutica in favore del maggior numero di abitanti possibile. La finalità-esigenza di poter servire adeguatamente aree isolate e/o scarsamente abitate va, quindi, necessariamente coniugata con quella di garantire la maggiore accessibilità al servizio farmaceutico da parte della maggioranza degli abitanti del Comune, in un’ottica complessiva che considera l’intero territorio comunale, rispetto al quale, in concreto, va compiuta la valutazione sul grado di accessibilità all’assistenza farmaceutica.


I giudici del Consiglio di Stato hanno infine asserito che, pur vero quanto detto sinora, e dunque che ai fini dell’individuazione e della localizzazione di nuove sedi farmaceutiche, il Comune è tenuto ad effettuare la perimetrazione della zona, è del pari vero che all’interno della medesima il farmacista è libero di scegliere l’ubicazione del proprio esercizio.

Cons. Stato, Sez. III, 7 agosto 2019, n. 5617

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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