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Guida-effetto-droghe

Guida sotto effetto di droghe

La condotta tipica della contravvenzione di cui all’art. 187 C.d.S. non è quella di chi guida dopo avere assunto sostanze stupefacenti, bensì quella di colui che guida “in stato di alterazione psicofisica” determinato da tale assunzione.

Una donna veniva condannata dal Tribunale alla pena ritenuta equa per il reato di cui agli artt. 187, co. 1, 1 bis e 1 quater, e 186, co. 2, lett. c), co. 2 bis, e co. 2 sexies, C.d.S.; ritenendosi tuttavia non meritevole di tale sanzione, ricorreva in Cassazione, lamentando la violazione dell’art. 125 c.p.p., per essere la pronuncia del tutto sfornita di motivazione quanto alla ritenuta responsabilità per il reato di cui all’art. 187 e la violazione di tale ultima disposizione per essere stato ritenuto integrato il reato dalla mera guida di veicolo da parte di soggetto che in precedenza abbia assunto sostanze stupefacenti, senza che rilevi la guida in stato di alterazione psico-fisica.

Gli ermellini hanno accolto le doglianze della ricorrente.

La costante giurisprudenza di legittimità insegna che ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 187, co. 1, C.d.S., non è sufficiente che l’agente si sia posto alla guida del veicolo subito dopo aver assunto droghe ma è necessario che egli abbia guidato in stato di alterazione causato da tale assunzione. Lo stato di alterazione del conducente può essere dimostrato attraverso gli accertamenti biologici in associazione ai dati sintomatici rilevati al momento del fatto, senza che sia necessario espletare una analisi su campioni di diversi liquidi fisiologici. Del pari, tale stato non deve essere necessariamente accertato attraverso l’espletamento di una specifica analisi medica, ben potendo il giudice desumerla dagli accertamenti biologici dimostrativi dell’avvenuta precedente assunzione dello stupefacente, unitamente all’apprezzamento delle deposizioni raccolte e del contesto in cui il fatto si è verificato.

Il reato in parola non è dunque integrato dalla mera condotta di guida da parte di colui che in precedenza abbia assunto sostanza stupefacente, risultando piuttosto costituito dalla guida in stato di alterazione psico-fisica derivante dall’assunzione di simili sostanze. Ciò richiede non soltanto l’accertamento del dato storico dell’avvenuto uso di esse ma anche quello dell’influenza sulle condizioni psico-fisiche dell’assuntore durante il tempo della guida del veicolo.

Cass. pen., 6 marzo 2019, n. 12409

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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