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Immissioni: c’è sempre un danno risarcibile?

L’esistenza di immissioni non implica necessariamente un danno risarcibile, poiché quando il fenomeno può essere eliminato mediante accorgimenti tecnici il danno alla salute può essere escluso.

La vicenda in esame nasceva dall’instaurazione di un giudizio da parte di una condomina nei confronti del proprietario di una pizzeria, sita nel medesimo fabbricato; l’attrice chiedeva che venisse dichiarata l’illiceità delle immissioni di fumi, calore ed esalazioni provenienti dal locale, che venisse eliminato il tratto della canna fumaria sottostante il balcone della sua proprietà, nonché che le venisse riconosciuto il risarcimento del danno derivante dalle lamentate immissioni.

Orbene, prescindendo dal merito della questione, quel che risulta molto interessante osservare le conclusioni cui la Corte di Cassazione, interpellata sulla vicenda, è giunta.

Ebbene, gli ermellini hanno in primo luogo ricordato che l’azione inibitoria di cui all’art. 844 c.c. contro le immissioni moleste provenienti dal fondo vicino ha natura reale, rientra nello schema della negatoria servitutis e deve essere proposta contro tutti i proprietari di tale fondo, qualora l’attore miri ad ottenere un divieto definitivo delle immissioni operante, cioè, nei confronti dei proprietari attuali o futuri del fondo medesimo e dei loro aventi causa, in modo da ottenere l’accertamento dell’infondatezza della pretesa, anche solo eventuale e teorica relativa al diritto di produrre siffatte immissioni.

L’azione ha, invece, carattere personale, rientrante nello schema dell’azione di risarcimento in forma specifica di cui all’art. 2058 c.c., nel caso in cui l’attore miri soltanto ad ottenere il divieto del comportamento illecito dell’autore materiale delle suddette immissioni, sia esso detentore ovvero comproprietario del fondo, il quale si trovi nella giuridica possibilità di eliminare queste ultime senza bisogno dell’intervento del proprietario, o degli altri comproprietari, del fondo medesimo.

Spostando l’attenzione sul profilo risarcitorio, la Corte, allineandosi a giurisprudenza ormai granitica, ha asserito che l’esistenza delle immissioni non implica necessariamente un danno risarcibile, poiché quando il fenomeno può essere eliminato mediante accorgimenti tecnici -come è avvenuto nel caso di specie- il danno alla salute può essere escluso. In un caso di immissioni sonore, infatti, si è ritenuto che l’accertata esposizione ad immissioni sonore intollerabili non costituisca di per sé prova dell’esistenza di danno alla salute, la cui risarcibilità è subordinata all’accertamento dell’effettiva esistenza di una lesione fisica o psichica.

Ed anche in caso di immissioni di fumo, eccedenti il limite della normale tollerabilità, non può essere risarcito il danno non patrimoniale consistente nella modifica delle abitudini di vita del danneggiato, in difetto di specifica prospettazione di un danno attuale e concreto alla sua salute o di altri profili di responsabilità del proprietario del fondo da cui si originano le immissioni.

Cass., 22 ottobre 2019, n. 26882

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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