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Impugnazione diffida atti necessari per l’incolumità pubblica: giudice ordinario o giudice amministrativo?

La diffida ad assumere i provvedimenti necessari per evitare pericoli per l’incolumità dei cittadini, emanata nei confronti di un condominio, ha natura di provvedimento contingibile e urgente ed è rimessa alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.

Un condominio aveva impugnato davanti al giudice amministrativo una determinazione dirigenziale con la quale il medesimo era stato diffidato ad assumere i provvedimenti necessari per evitare pericoli per l’incolumità dei cittadini, in relazione ad accertati distacchi di intonaco dal muro condominiale; la delibera aveva per altro profilato, in caso di inerzia da parte del ricorrente, la possibilità di adottare direttamente i necessari provvedimenti con spese a carico del destinatario.

Il T.A.R., tuttavia, aveva dichiarato il proprio difetto di giurisdizione, ritenendo sussistente la giurisdizione del giudice ordinario. Dal canto suo, il giudice ordinario aveva sollevato d’ufficio il conflitto negativo di giurisdizione, ritenendo invece sussistente la giurisdizione del giudice amministrativo.

In effetti, il giudice aveva fatto notare che l’atto impugnato aveva natura di diffida nei confronti del condominio, che, nel riassumere la causa, aveva ribadito la domanda di annullamento dell’atto amministrativo già impugnato. Il giudice ordinario, però, non ha il potere di dichiarare la nullità o di annullare un atto amministrativo ed anche nel caso in cui la domanda – del caso in esame – fosse stata diretta ad ottenere la sola disapplicazione dell’atto, tale potere non avrebbe potuto essere esercitato dal giudice ordinario perché l’Amministrazione era stata convenuta, era dunque parte del giudizio, mentre la disapplicazione è consentita solo nelle cause tra privati.

Il provvedimento impugnato, inoltre, avrebbe, secondo il Tribunale, natura di provvedimento contingibile e urgente che l’autorità amministrativa può assumere a tutela della pubblica incolumità, tant’è che in esso si prevede anche la possibilità di un’esecuzione in danno. Detto provvedimento, quindi, è da ritenere rimesso alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo anche alla luce del disposto di cui al D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, art. 133, comma 1, lett. q) (Codice del processo amministrativo).

La questione è stata così risolta dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che ha ritenuto sussistente la giurisdizione del giudice amministrativo.

Del resto, le doglianze del condominio erano dirette ad evidenziare eccesso di potere, travisamento dei fatti e difetto di istruttoria, in particolare in ordine alla corretta individuazione dei proprietari tenuti alla manutenzione; il che vuol dire che col ricorso si contestavano atti nei quali la P.A. aveva esplicato un proprio potere pubblico, come risulta confermato anche dell’avviso rivolto al Condominio di una possibile esecuzione in danno.

In sostanza, il ricorrente non aveva lamentato una lesione del suo diritto di proprietà, ma di essere stato individuato come il soggetto tenuto alla manutenzione e conservazione del muro, e quindi ad ovviare ad un suo pericolo di caduta. Il Condominio non ha, cioè, non ha messo in dubbio “il potere dell’ente locale di adottare un provvedimento come quello impugnato”, bensì ha contestato “il modus operandi dell’ente locale convenuto”, avanzando una pretesa che ha natura di interesse legittimo e non di diritto soggettivo, giacché non contesta l’esistenza del potere, ma il concreto esercizio del medesimo.

Non solo: condividendo le conclusioni del giudice ordinario, le Sezioni Unite hanno reputato evidente la natura del provvedimento impugnato quale provvedimento contingibile ed urgente e dunque di un provvedimento da ricondurre ai poteri del sindaco, quale ufficiale del Governo, ai sensi del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 54, comma 4.

Cass., Sez. Un., 5 dicembre 2019, n. 31753

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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