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L’incompletezza della cartella clinica non esonera dalla prova

Pur riconoscendo la rilevanza dell’incompletezza della cartella clinica nella ricostruzione delle vicende sanitarie e nell’accertamento della responsabilità del medico e della struttura, tale elemento non conduce automaticamente all’adempimento dell’onere probatorio da parte del danneggiato.

Ancora una vicenda inerente alla responsabilità medica, segnatamente l’onere probatorio che il soggetto danneggiato è chiamato ad assolvere per accedere al risarcimento del danno. Tralasciando il merito, conta soffermarsi sulle conclusioni cui sono giunti gli ermellini ed in particolare al rilievo che assume la cartella clinica nella ricostruzione della responsabilità di tal fatta.

Orbene, la giurisprudenza è ormai stabilizzata nell’attribuire un’incidenza, quanto alla ricostruzione delle vicende sanitarie ai fini di evincerne la sussistenza o meno di responsabilità dei sanitari stessi o della struttura, alla cartella clinica, incidenza tuttavia che non conduce automaticamente all’adempimento dell’onere probatorio da parte di chi adduce essere danneggiato.

Infatti, l’eventuale incompletezza della cartella clinica è circostanza di fatto che il giudice può utilizzare per ritenere dimostrata l’esistenza di un valido nesso causale tra l’operato del medico e il danno patito dal paziente soltanto quando proprio tale incompletezza abbia reso impossibile l’accertamento del relativo nesso eziologico e il professionista abbia comunque posto in essere una condotta astrattamente idonea a provocare il danno.

Il che significa che l‘incompletezza della cartella incide soltanto se va ad innestarsi in un contesto specifico che è proprio la fonte della sua rilevanza.

Per tale motivo, dunque, la conformazione della condotta del sanitario nel senso di astratta idoneità alla causazione dell’evento dannoso è logicamente il primo elemento da vagliare, in quanto, se, al contrario, la condotta del sanitario fosse inidonea a causarlo, non occorrerebbe alcuna ulteriore ricostruzione fattuale; dopo di che, se si è superato questo stadio di indagine, in secondo luogo l’incompletezza della cartella deve essere tale da impedire la ricostruzione fattuale sul piano concreto, e in particolare nel suo nucleo centrale, identificabile nella connessione materialmente eziologica fra condotta sanitaria commissiva od omissiva ed evento.

Cass., 14 novembre 2019, n. 29498

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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