Close
Interruzione-trattative-fede

Interruzione trattative e violazione del dovere di buona fede

La violazione del dovere di buona fede nelle trattative, corrispondente alla lesione della libertà negoziale altrui, è riconducibile alla lesione del dovere generale del neminem laedere ex art. 2043 c.c.


Nella vicenda de qua, un ragazzo, convenendo in giudizio un’azienda, si doleva del comportamento illecito della medesima, a fronte del quale chiedeva il risarcimento del danno.

In particolare, l’attore aveva evidenziato la responsabilità precontrattuale della convenuta, che si era resa responsabile, in modo colpevole, della sua mancata assunzione, dopo diversi colloqui telefonici con il responsabile del personale della società, il quale gli riferiva della possibilità di poter essere inserito nell’organico.

Al di là del merito della questione, preme qui evidenziare le conclusioni cui è giunto il giudice in tema di responsabilità precontrattuale.

Il tribunale ha innanzitutto ricordato che si ha responsabilità precontrattuale ai sensi dell’art. 1337 c.c. ogniqualvolta le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, si comportino in violazione del dovere di buona fede.

In verità, tale fattispecie non è riscontrata nel caso in esame, nel quale, invece, si configurerebbe un’ipotesi di responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c., poiché la violazione del dovere di buona fede nelle trattative, corrispondente alla lesione della libertà negoziale altrui, è riconducibile alla lesione del dovere generale del neminem laedere.

Non è, infatti, ravvisabile, una natura contrattuale per la responsabilità in questione, poiché la stessa sorge prima che un contratto venga ad esistenza, ma si individua una forma di responsabilità extracontrattuale che si collega alla violazione della regola di condotta stabilita a tutela del corretto svolgimento dell’iter di formazione del contratto.

In tale ottica il danno risarcibile non può che essere quello derivante dal pregiudizio subito dalla parte per essere stata coinvolta in trattative inutili e per aver confidato nella conclusione di un contratto mai stipulato, ovvero per aver impiegato risorse ed energie nella conclusione di un contratto invalido o inefficace.

Il danno, così circoscritto, è risarcibile nelle due componenti del danno emergente (consistente nelle spese sostenute nel corso delle trattative per viaggi, progettazione, compensi a tecnici, eventuali assunzioni e acquisti di attrezzature, ecc.) e del lucro cessante (consistente nella perdita delle chance di eventuali stipulazioni con altri soggetti di contratti altrettanto o maggiormente vantaggiosi).

Trib. Potenza, 20 novembre 2019, n. 943

Redazione A-I.it Avvocati Associati

Condividi!

Read in this month : 26

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

shares