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Lavoro-indennità-cassa

Lavoro: l’indennità di cassa

Ai fini del riconoscimento dell’indennità di cassa, in relazione anche alla previsione contenuta nella norma contrattuale, ciò che rileva è l’autonomia nell’espletamento delle mansioni di cassiere e la continuatività e non occasionalità di queste ultime.

La vicenda giunta all’attenzione della Corte di Cassazione aveva visto un dipendente impugnare il licenziamento a lui intimato ed ottenere ragione dal giudice di primo grado.

In particolare, la dipendente, addetta alla reception, aveva accesso alla cassaforte ove riponeva gli incassi, gestiva un piccolo fondo cassa per le spese di ordinaria amministrazione ed era addetta alla effettuazione della “quadratura giornaliera, settimanale e mensile” degli importi presenti in cassa; l‘art. 148 c.c.n.l. applicato prevedeva che, ove al dipendente addetto con continuità ad operazioni di cassa facesse capo la piena e completa responsabilità della gestione di cassa, con obbligo di accertarsi delle eventuali differenze, competesse un’indennità di cassa e di maneggio denaro nella misura del 5% della paga base nazionale conglobata di cui all’art. 138 parte II del c.c.n. l. Proprio tale indennità era divenuta oggetto di giudizio.

Dello stesso parere del tribunale si era mostrata anche la Corte d’Appello, dinanzi alla quale la società aveva proposto il gravame.

Per tale motivo, la società ricorrente si era infine rivolta agli armellini, che, tuttavia, hanno confermato il decisum dei giudici di merito. E ciò perché, a ben vedere, pure essendo l’indennità di cassa e di maneggio di denaro un istituto di derivazione esclusivamente contrattuale, per il quale le condizioni per l’insorgenza del relativo diritto in capo al lavoratore vanno individuate esclusivamente sulla base dell’interpretazione della specifica disciplina del contratto collettivo applicabile al rapporto, senza riferimento a pretese nozioni di carattere generale, ciò che rileva è che l’attività svolta a contatto col denaro abbia carattere se non di esclusività quanto meno di continuatività e non occasionalità, e che comporti l’esposizione del lavoratore ad una possibile responsabilità, anche di carattere finanziario.

Ai fini del diritto all’indennità di maneggio denaro, la responsabilità per errore, anche finanziaria, è implicita nelle attività di cui l’incasso costituisce la prestazione normale o prevalente, derivando la stessa dall’art. 2104 c.c. che obbliga il dipendente alla diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta.

In sostanza, vengono valorizzate le mansioni specifiche del cassiere rispetto alle quali il maneggio del denaro, quale aspetto prevalente dell’attività svolta, di cui l’incasso costituisce il profilo principale, induce a ritenere immanente alla attività stessa una responsabilità che deriva direttamente dalle norme codicistiche che obbligano il dipendente alla diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta.

Cass., Sez. Lav., 5 settembre 2019, n. 22294

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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