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Lavoro: procedimento disciplinare e comunicazione degli addebiti

In tema di procedimento disciplinare e comunicazione degli addebiti, e del conclusivo licenziamento, laddove le lettere raccomandate non vengano consegnate al lavoratore per sua assenza presso il domicilio dichiarato al datore di lavoro, la comunicazione si presume conosciuta alla data in cui viene rilasciato l’avviso di giacenza del plico presso l’ufficio postale.

Un lavoratore aveva impugnato il licenziamento a lui intimato, ritenendolo illegittimo. Tuttavia, sia il tribunale che il giudice di secondo grado avevano rigettato le sue istanze: gli atti del procedimento disciplinare e la conclusiva lettera di licenziamento, a ben vedere, erano stati inviati agli indirizzi via via dichiarati dal lavoratore all’azienda e, dunque, in applicazione dell’art. 1335 c.c., dovevano ritenersi conosciuti o comunque conoscibili da parte del lavoratore tenuto conto anche del fatto che la società datrice aveva inviato tutte le comunicazioni ad entrambi gli indirizzi conosciuti.

Dello stesso parere si è mostrata anche la Corte di Cassazione.

Gli ermellini, in particolare, hanno ribadito che, ai sensi dell’art. 1335 c.c., ogni dichiarazione diretta a una determinata persona si reputa conosciuta nel momento in cui perviene all’indirizzo di questa.

Si tratta di presunzione che opera per il solo fatto oggettivo dell’arrivo della dichiarazione in detto luogo, sicché ne consegue che, ove l’invio avvenga con lettera raccomandata a mezzo del servizio postale, non consegnata al lavoratore per l’assenza sua e delle persone abilitate a riceverla, la stessa si presume conosciuta alla data in cui, al suddetto indirizzo, è rilasciato l’avviso di giacenza del plico presso l’ufficio postale con la conseguenza che incombe al destinatario l’onere di superare la presunzione di conoscenza provando di essersi trovato, senza propria colpa, nell’impossibilità di avere conoscenza della dichiarazione medesima, fornendo la dimostrazione di un evento eccezionale ed estraneo alla sua volontà quale la forzata lontananza in luogo non conosciuto o non raggiungibile.

Tale impossibilità non è configurabile nell’ipotesi in cui il collegamento del soggetto con il luogo di destinazione della dichiarazione non rimanga interrotto in modo assoluto. Tale presunzione non opera nell’ipotesi in cui il datore di lavoro sia a conoscenza dell’allontanamento del lavoratore dal domicilio e dunque dell’impedimento dello stesso a prendere conoscenza della contestazione inviata.

Cass., Sez. lav., 30 luglio 2019, n. 20519

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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