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Trasmissioni di immagini di un processo: lesione della privacy e risarcimento del danno

Privacy: la trasmissione di immagini di un processo da cui è possibile svelare l’identità dei soggetti legittima la richiesta di risarcimento del danno da parte degli interessati.

Nella vicenda de qua, due donne agivano nei confronti di una nota rete televisiva al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti in conseguenza della assunta violazione del loro diritto alla privacy per la avvenuta diffusione di dati sensibili che le riguardavano nel corso della trasmissione televisiva di un processo penale nel quale esse, vittime dei reati per cui si procedeva, avevano reso deposizioni testimoniali.

Mentre il giudice di primo grado accoglieva la domanda, la Corte d’Appello accoglieva il gravame della rete televisiva, così riformando la sentenza. La questione giungeva così innanzi alla Corte di Cassazione.

Ebbene, gli ermellini, sposando le conclusioni cui era già addivenuto il tribunale, ha accolto il ricorso delle due donne, che si dolevano, in particolare, della violazione degli artt. 136, 137 e 139 Codice della Privacy. La Corte ha anzitutto preso atto del fatto che le riprese televisive del processo penale nel quale le attrici, parti lese, avevano reso deposizioni testimoniali, erano state autorizzate dal giudice penale e che le stesse attrici avevano autorizzato la diffusione delle proprie deposizioni, a condizione che venisse tutelato il loro diritto all’anonimato e quindi non fossero trasmesse immagini che consentissero la loro identificazione.

Il giudice di primo grado aveva infatti sottolineato a tal proposito che il rispetto del principio di essenzialità dell’informazione si traduceva nell’ottica ci un corretto bilanciamento tra il diritto all’informazione e quello alla dignità ed alla riservatezza dei soggetti coinvolti, nell’adozione di accorgimenti atti a non svelare l’identità personale dei soggetti. Tale principio era stato di conseguenza violato, in quanto la trasmissione delle immagini del processo, per le modalità tecniche con le quali era avvenuta, consentiva in realtà l’identificazione delle attrici, quanto meno nella cerchia dei loro conoscenti. Pur non essendo stata trasmessa la parte del processo in cui venivano espressamente indicate le loro generalità, infatti, le riprese erano avvenute in campo corto, l’oscuramento dei volti non era stato completo (ma limitato alla sola parte superiore degli stessi) e non era stata operata alcuna alterazione delle voci; inoltre, in occasione di alcuni cambi di inquadratura era risultato possibile intravedere anche il naso e l’occhio di una di esse.

Non erano stati, in altri termini, adottati accorgimenti idonei ad impedire l’identificazione delle testimoni.

Cass., 4 aprile 2019, n. 9340

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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