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Negozi e videosorveglianza: è necessario informare la clientela

L’installazione di un impianto di video sorveglianza all’interno di un esercizio commerciale, costituendo trattamento di dati personali, deve formare oggetto di previa informativa resa ai soggetti interessati prima che facciano accesso nell’area video sorvegliata.


La questione aveva preso le mosse dall’opposizione proposta da un farmacista nei confronti di un’ordinanza di ingiunzione con la quale il Garante per la protezione dei dati personali ordinava all’opponente il pagamento di una somma a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria, per violazione dell’art. 13 del Codice in materia di protezione dei dati personali (D.Lgs. n. 196 del 2003). In particolare, il farmacista aveva omesso di informare l’utenza della presenza di una telecamera posizionata all’esterno dell’edificio con videosorveglianza dell’ingresso principale, telecamera che costituiva, unitamente ad altre tre (una posizionata all’esterno con controllo dell’ingresso secondario; una con osservazione del locale di dispensazione ed una ancora con visione del locale ufficio/smistamento farmaci) un sistema di videosorveglianza con immagini riprese in diretta, visibili su un monitor della Farmacia e registrate su hard disk.

Orbene, mentre il T.A.R. aveva accolto l’opposizione, annullando per l’effetto l’ordinanza ingiunzione, non dello stesso parere gli ermellini, che, invece, hanno accolto il ricorso del Garante.

La Corte ha ricordato infatti che l‘immagine di una persona costituisce dato personale, rilevante ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 4, comma 1, lett. b), (cd. codice della privacy), trattandosi di dato immediatamente idoneo a identificare una persona a prescindere dalla sua notorietà, sicché l’installazione di un impianto di videosorveglianza all’interno di un esercizio commerciale, allo scopo di controllare l’accesso degli avventori, costituisce trattamento di dati personali e deve formare oggetto dell’informativa di cui al D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 13, rivolta ai soggetti che facciano ingresso nel locale.

Per altro, la Corte di giustizia dell’Unione Europea, con sentenza 11 dicembre 2014, in causa C-212/13, ha interpretato la Direttiva 95/46/Ce nel senso che l’immagine di una persona registrata da una telecamera costituisce un dato personale se e in quanto essa consente di identificare la persona interessata, e che una sorveglianza effettuata mediante una registrazione video delle persone, immagazzinata in un dispositivo di registrazione continua, ossia in un disco duro, costituisce un trattamento di dati personali automatizzato.

L’art. 13 del Codice della privacy, com’è noto, dispone che l’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali siano “previamente informati oralmente o per iscritto” del trattamento.

Già per il dettato dell’art. 13 citato, allora, l’informativa ai soggetti che facessero ingresso in un locale chiuso (quale un locale commerciale) deve intendersi necessaria prima che gli interessati accedano nella zona videosorvegliata.

La tempestività dell’informativa è necessariamente strumentale alla validità del consenso espresso dell’interessato al trattamento dei dati (art. 23, comma 3, Codice della privacy), salvi i casi in cui da esso possa prescindersi (di cui al successivo art. 24), non potendo tale consenso non essere preventivo rispetto all’inizio del trattamento stesso, nella specie consistente nella raccolta delle immagini delle persone che accedono nel locale e vengono riprese dalla videocamera.

La Cassazione ha dunque chiosato affermando che l’installazione di un impianto di videosorveglianza all’interno di un esercizio commerciale, costituendo trattamento di dati personali, deve formare oggetto di previa informativa, D.Lgs. n. 196 del 2003, ex art. 13, resa ai soggetti interessati prima che facciano accesso nell’area videosorvegliata, mediante supporto da collocare perciò fuori del raggio d’azione delle telecamere che consentono la raccolta delle immagini delle persone e danno così inizio al trattamento stesso.

Cass., 5 luglio 2016, n. 13663

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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