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La prova del rapporto di lavoro subordinato

Grava sul lavoratore che agisce in giudizio l’onere di allegare e provare la sussistenza del rapporto di lavoro subordinato e la prestazione lavorativa in concreto effettuata.


Un dipendente, nella vicenda risolta dal tribunale, aveva impugnato il licenziamento a lui intimato dalla società presso la quale lavorava, chiedendo che, di conseguenza, fosse reintegrato nel posto di lavoro e risarcito del danno ingiustamente patito.

Orbene, il giudice ha tuttavia dovuto disattendere le aspettative del ricorrente.

Ha ricordato, infatti, che ai fini dell’accertamento della subordinazione grava sul lavoratore che agisce in giudizio l’onere di allegare e provare, anzitutto, la sussistenza del rapporto di lavoro subordinato, in secondo luogo, la prestazione lavorativa in concreto effettuata, la durata della prestazione, nonché, al suo interno, l’effettivo impegno in termini di giorni e ore.

L’elemento essenziale di differenziazione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato consiste nel vincolo di soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, da ricercare in base ad un accertamento esclusivamente compiuto sulle concrete modalità di svolgimento della prestazione lavorativa. In particolare, mentre la subordinazione implica l’inserimento del lavoratore nella organizzazione imprenditoriale del datore di lavoro mediante la messa a disposizione, a suo favore, delle proprie energie lavorative ed il contestuale assoggettamento al potere direttivo di costui, nel lavoro autonomo l’oggetto della prestazione è costituito dal risultato dell’attività.

Orbene, nella specie, l’onere probatorio richiesto non è stato assolto dal ricorrente.

Trib. Roma, Sez. Lav., 10 febbraio 2020, n. 1291

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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