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Rapporti tra farmacie e ASL

L’autorizzazione della prestazione sanitaria da parte delle ASL costituisce la condizione di procedibilità del pagamento del corrispettivo da parte del cosiddetto “ente incaricato” obbligato ope legis.


Nella vicenda in esame una società farmaceutica aveva citato in giudizio la ASL Roma, chiedendone la condanna al pagamento di una somma dovutole a titolo di mancato versamento delle somme portate dalle distinte contabili riepilogative (c.d. DCR) relative ad una data mensilità. L’ASL, da par sua, aveva eccepito la propria carenza di legittimazione passiva con riguardo a talune Farmacie non ubicate nel proprio territorio.

Il giudice di primo grado aveva invero condiviso l’eccezione da ultimo riportata, dichiarando il difetto di legittimazione passiva della ASL e ciò in particolare perché quest’ultima, a ben vedere, non è il soggetto debitore delle obbligazioni azionate, eccezion fatta per le Farmacie ubicate nel proprio territorio di competenza.

La legittimazione della ASL quale unità “capofila”, incaricata del pagamento della prestazione (prevista dall’art. 1, comma 10, DL 27/8/1993 n. 324, conv. in L. 427/1993 e dall’art. 1 della legge regionale del Lazio 53/1991) doveva ritenersi tacitamente abrogata in seguito alla riforma sanitaria introdotta dai D.L.vi 502/1992 e 229/1999, che avevano soppresso le preesistenti Unità Sanitarie Locali, nonché’ per effetto della legislazione regionale che aveva disciplinato ex novo la materia;

La definizione della questione è stata poi ribaltata in appello, dove è stata invece affermata la legittimazione passiva della ASL Roma e ciò proprio in base ai dati normativi pur presi in considerazione dal giudice di primo grado, e dunque proprio in applicazione dell’art. 1 della legge regionale del Lazio n. 53 del 23/9/1991, nonché’ l’art. 1, co. 10, DL 324/1993 (conv. in L. 423/1993).

Tale disposizione di legge non è stata tacitamente abrogata dal DL 29/1999; anzi, tale norma è applicabile non soltanto alle prestazioni autorizzate dalle Unità Sanitarie Locali nel regime anteriore alla riforma di cui al D.L.vo 502/1992, ma anche successivamente, con riferimento alla prestazioni sanitarie autorizzate, come nel caso di specie, dalle USL nel frattempo trasformatesi in ASL.

La disposizione de qua, dunque, ha regolato in modo particolare la legittimazione passiva nei confronti di tutti i soggetti (ivi comprese le farmacie) che eroghino prestazioni sanitarie in regime di convenzione con la Regione. Per tali soggetti vale quindi la regola generale che essi sono creditori del c.d. “ente incaricato del pagamento”, da intendersi come ente finanziatore delle aziende sanitarie.

Ne consegue che l’autorizzazione della prestazione sanitaria (da parte delle ASL) costituisce non già la fonte dell’obbligazione, ma la condizione di procedibilità del pagamento del corrispettivo da parte del cosiddetto “ente incaricato “obbligato ope legis, nella specie individuato nella ASL Roma.

Per altro, ai sensi dell’art. 4, comma VII, D.Lgs. 502/1992, spetta alla Regione identificare l’ente incaricato (o “capofila”) del pagamento del corrispettivo delle prestazioni erogate in regime di convenzione da strutture private, ciò al fine di prevenire ogni forma di indebitamento delle ASL.

Corte App. Roma, Sez. I, 28 maggio 2020, n. 2554

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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