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Responsabilità dell’ente e costituzione di parte civile

Responsabilità dell’ente: sussiste il diritto delle persone offese o danneggiate di esercitare l’azione risarcitoria diretta nei confronti dell’ente, per fatto proprio, diversa dall’azione indiretta, esercitata nei confronti dell’ente quale responsabile civile.

La vicenda in esame aveva ad oggetto un’ipotesi di responsabilità di un ente.

Orbene, tralasciando gli aspetti inerenti questa vicenda, quel che qui preme evidenziare sono le conclusioni cui è giunto il giudice in merito alla costituzione di parte civile nel relativo processo.

Il GUP aveva invero escluso tale possibilità sulla scorta dell’orientamento della Suprema Corte, ritenendo che sarebbe ostativa all’ammissibilità della richiesta di costituzione di parte civile formulata nei confronti dell’Ente la circostanza che nel d.lgs. n. 231/2001 manca ogni riferimento espresso alla parte civile e che l’insussistenza di tale previsione sia una scelta consapevole del legislatore; per altro, l’illecito amministrativo non si identifica con il reato, poiché il reato che viene realizzato dai vertici dell’ente ovvero dai suoi dipendenti è solo uno degli elementi che formano l’illecito da cui deriva la responsabilità dell’ente. Ed infine, il presupposto per la costituzione di parte civile è rappresentato dalla commissione di un reato e non di un illecito amministrativo dipendente da reato. Chiosava dunque il GUP escludendo la costituzione di parte civile, ma tenendo ferma la possibilità di citare l’ente come responsabile civile, ex art. 83 c.p.p., nel giudizio che ha ad oggetto la responsabilità penale dell’autore del reato commesso nell’interesse della persona giuridica e lo può fare normalmente nello stesso processo in cui si accerti la responsabilità dell’ente.

Tale decisione diveniva così oggetto di richiesta di revoca; nella specie, i difensori delle parti civili fondavano le proprie richieste risarcitorie nei confronti dell’ente principalmente sul rinvio alle norme del codice di rito disposto dall’art. 34 del menzionato decreto.

Ebbene, il Tribunale ha ritenuto che debba essere accolta la tesi estensiva, ammettendo la possibilità per il danneggiato di avanzare la propria pretesa risarcitoria direttamente nei confronti dell’ente, nell’ambito del processo penale, instaurato anche nei confronti della persona giuridica, per accertare a suo carico la responsabilità per l’illecito amministrativo dipendente da reato.

Sorvolando sull’excursus compiuto dal giudice, giova evidenziare che, così conclude il Tribunale, non può escludersi che dal fatto dell’ente (cd. colpa di organizzazione) possa derivare un danno risarcibile per fatto proprio dell’ente, che lo obbliga, ex art. 185 c.p., come richiamato dall’art. 74 c.p.p., applicabile per il rinvio operato dall’art. 34 del D.Lgs. cit.

Se per un verso, l’art. 24 Cost. riconosce, in capo a ciascun consociato la facoltà di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti soggettivi e interessi legittimi, per altro verso il legislatore, lungi dal rimanere sul punto silente, ha espressamente individuato un sistema di rinvio ricettizio alle disposizioni generali sui procedimento in base a quanto disposto dagli artt. 34 e 35 del citato decreto.

Trib. Trani, 7 maggio 2019

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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