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Responsabilità medica: prova della verificazione del danno

Dall’inquadramento della responsabilità sanitaria come di natura contrattuale, deriva che in capo al paziente grava unicamente l’onere di dimostrare l’inserimento nella struttura e che il danno si sia verificato durante la relativa degenza.

I figli di una donna, deceduta a seguito di quella che gli attori definivano malasanità, avevano citato in giudizio l’ente ospedaliero presso il quale la madre era ricoverata, chiedendo la condanna al risarcimento dei danni.

Orbene, la vicenda de qua è stata inquadrata dal giudice nell’ambito della responsabilità contrattuale: i danni subiti dalla de cuius derivano da responsabilità contrattuale della struttura che, secondo il consolidato orientamento della Corte di Cassazione, accettando il paziente e, fornendo allo stesso assistenza sanitaria – ospedaliera, conclude con il medesimo un contratto di prestazione d’opera atipico di “spedalità”, in relazione al quale adempie avvalendosi di ausiliari della cui opera risponde ex art. 1228 c.c.

La responsabilità della struttura sanitaria (privata o pubblica) è da inserire nell’ambito contrattuale, sul rilievo che l’accettazione del paziente in ospedale, ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale, comporta la conclusione di un contratto atipico (cd. contratto di spedalità o di assistenza sanitaria), che si perfeziona anche per fatti concludenti, laddove si abbia anche soltanto l’accettazione del malato presso la struttura. Tale contratto ha ad oggetto l’obbligo della struttura di adempiere sia prestazioni principali, di carattere strettamente sanitario, sia prestazioni secondarie ed accessorie (fra cui prestare assistenza al malato, fornire vitto e alloggio in caso di ricovero ecc.).

Ne deriva che la responsabilità risarcitoria della struttura sanitaria, per l’inadempimento e/o per l’inesatto adempimento delle prestazioni dovute in base al contratto di spedalità, va inquadrata nella responsabilità da inadempimento ex art. 1218 c.c. e nessun rilievo a tal fine assume il fatto che la struttura per adempiere le sue prestazioni si avvalga dell’opera di suoi dipendenti o di suoi collaboratori esterni – esercenti professioni sanitarie e personale ausiliario – e che la condotta dannosa sia materialmente tenuta da uno di questi soggetti. Infatti, a norma dell’art. 1228 c.c., il debitore che per adempiere si avvale dell’opera, qualunque sia il legame, di terzi risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro.

Dall’inquadramento della responsabilità come di natura contrattuale, discende che in capo al paziente gravi unicamente l’onere di dimostrare l’inserimento nella struttura e che il danno si sia verificato durante la relativa degenza, dovendo invece la controparte dimostrare di avere adempiuto la propria prestazione con la diligenza idonea a impedire il fatto.

Trib. Milano, Sez. I, 10 settembre 2019, n. 8051

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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