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Responsabilità medica

In tema di responsabilità medica, in presenza di un provato presupposto l’Ente ospedaliero ne risponde a titolo contrattuale senza limitazioni pure in ipotesi di colpa lieve come nel caso di mancato rispetto di linee guida codificate.

Nel caso in esame, un uomo conveniva la struttura ospedaliera presso la quale era stato operato per chiedere la condanna di quest’ultima al risarcimento di tutti i danni conseguiti dall’infezione al ginocchio destro manifestatasi, appunto, dopo l’intervento chirurgico.

Orbene, il tribunale ha ritenuto doversi accogliere la doglianza dell’attore. In particolare, pur vero l’emersione dalla consulenza tecnica d’ufficio di una corretta gestione dell’intervento e della fase post-operatoria, quel che era stata carente era fase di gestione dell’infezione poi sviluppatasi.

Si tratta di un’omissione dei sanitari che ha costituito una scelta terapeutica poco appropriata sotto il profilo dell’obiettivo prolungamento del trattamento antibiotico, a carico del paziente, appunto in ragione dell’approccio meno aggressivo sull’infezione.

Tale prolungamento delle cure è un danno per il paziente, definito in termini perdita di chances, dato che comporta responsabilità dell’ente ospedaliero che risponde a titolo contrattuale, senza limitazioni pure in ipotesi di colpa lieve come nel caso di mancato rispetto di linee guida codificate (conformemente, peraltro, il legislatore ha disposto – limitatamente alle fattispecie successive alla sua entrata in vigore – all’art. 10 della c.d. legge Gelli, L. n. 24/2017, recante rivalsa dell’ente unicamente in caso di colpa grave del medico; la colpa lieve rimanendo a carico, appunto, della struttura ospedaliera).

In definitiva, pertanto, nel caso di specie va accertata la responsabilità della struttura ospedaliera sia sotto il profilo dell’art. 1228 c.c., per l’inadempimento del personale sanitario della struttura, sia sotto il profilo dell’art. 1218 c.c., per l’inadempimento, proprio e diretto, degli obblighi contrattuali ricadenti sulla struttura stessa.

In particolare, sotto tale ultimo profilo, il pregiudizio patito dal paziente risulta causalmente riconducibile ad una inadempienza alle obbligazioni facenti carico all’ente, tra le quali, come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, vi è quella principale di approntare le necessarie cure attraverso personale medico preparato ed adeguato alla patologia.

Trib. Asti, 5 febbraio 2019, n. 90

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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