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Responsabilità medica e risarcimento: perdita della pensione del defunto

Responsabilità medica: ai fini del riconoscimento del danno patrimoniale in favore dei congiunti del paziente defunto, va riconosciuto il mancato guadagno da ravvisarsi nella mancata percezione della pensione di vecchiaia del parente, se provato che tali somme fossero dal de cuius destinate al soddisfacimento delle esigenze del nucleo familiare.

Queste le interessanti conclusioni cui è giunto un tribunale interpellato in merito ad una vicenda inerente un caso di responsabilità medica.


In particolare, i figli del paziente defunto avevano citato in giudizio la AUSL, chiedendo che fosse accertata la responsabilità di alcuni operatori sanitari ivi operanti sul presupposto della negligenza, imperizia ed imprudenza con cui avevano agito: i sanitari non avevano diagnosticato al genitore la grave patologia di cui era affetto, patologia che, se curata per tempo, le avrebbe concesso possibilità di guarigione e/o di sopravvivenza per almeno ulteriori 5 anni.

Orbene, per quel che concerne i danni iure hereditatis, il giudice, nell’accogliere la domanda degli attori, ha ricordato che la responsabilità dell’ente ospedaliero viene inquadrata nell’alveo della responsabilità contrattuale, sul rilievo che l’accettazione del paziente in ospedale, ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale, comporta la conclusione di un contratto.

In particolare, il rapporto che si instaura tra paziente e casa di cura privata (o ente ospedaliero) ha fonte in un atipico contratto a prestazioni corrispettive con effetti protettivi nei confronti del terzo, da cui, a fronte dell’obbligazione al pagamento del corrispettivo (che ben può essere adempiuta dal paziente, dall’assicuratore, dal Servizio Sanitario Nazionale o da altro Ente), insorgono a carico della casa di cura (o dell’ente), accanto a quelli di tipo “lato sensu” alberghieri, obblighi di messa a disposizione del personale medico ausiliario, del personale paramedico e dell’apprestamento di tutte le attrezzature necessarie, anche in vista di eventuali complicazioni od emergenze.

Ne consegue che la responsabilità della casa di cura (o dell’Ente) nei confronti del paziente ha natura contrattuale, e può conseguire, ai sensi dell’art. 1218 c.c., all’inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, nonché, ai sensi dell’art. 1228 c.c., all’inadempimento della prestazione medico-professionale svolta direttamente dal sanitario, quale suo ausiliario necessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale, non rilevando in contrario al riguardo la circostanza che il sanitario risulti essere anche “di fiducia” dello stesso paziente, o comunque dal medesimo scelto.

Per altro, in tema di responsabilità per omessa/inesatta diagnosi, dà luogo a danno risarcibile l’errata esecuzione di un intervento chirurgico praticabile per rallentare l’esito certamente infausto di una malattia, che abbia comportato la perdita per il paziente della “chance” di vivere per un periodo di tempo più lungo rispetto a quello poi effettivamente vissuto. In tale eventualità, le possibilità di sopravvivenza, misurate in astratto secondo criteri percentuali, rilevano ai fini della liquidazione equitativa del danno, che dovrà altresì tenere conto dello scarto temporale tra la durata della sopravvivenza effettiva e quella della sopravvivenza possibile in caso di intervento chirurgico corretto.

Ha chiosato, infine, il tribunale asserendo che ai fini del riconoscimento di un danno patrimoniale in favore dei congiunti del paziente defunto, va riconosciuto, il mancato guadagno da ravvisarsi nella mancata percezione della pensione di vecchiaia del paziente defunto, e dunque la perdita di una fonte di reddito per i familiari, se provato che tali somme fossero dal de cuius destinate al soddisfacimento delle esigenze del nucleo familiare.

Trib. Rieti, 10 febbraio 2020, n. 82

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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