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Superamento-comporto-licenziamento

Superamento del periodo di comporto e licenziamento

In materia di impugnazione del licenziamento per superamento del periodo di comporto, grava sul datore di lavoro l’onere di allegare e provare i fatti costitutivi del potere di recesso e spetta al lavoratore la loro contestazione.

La Corte d’Appello aveva confermato la pronuncia del giudice di primo grado che aveva accolto la domanda proposta da un dipendente nei confronti dell’azienda presso la quale era impiegato: in particolare, il ricorrente aveva impugnato il licenziamento a lui intimato per superamento del periodo di comporto per conseguire la declaratoria di illegittimità con gli effetti reintegratori e risarcitori sanciti dalla L. n. 300 del 1970, art. 18.

La società dunque decideva di proporre ricorso per Cassazione, dove, tuttavia, non incontrava maggior fortuna.

Al di là della vicenda, preme qui sottolineare le conclusioni cui la corte è giunta.

Gli ermellini hanno in primo luogo ricordato che i contratti collettivi di lavoro non dichiarati efficaci erga omnes ai sensi della L. 14 luglio 1959, n. 741, costituendo atti di natura negoziale e privatistica, si applicano esclusivamente ai rapporti individuali intercorrenti tra soggetti che siano entrambi iscritti alle associazioni stipulanti, ovvero che, in mancanza di tale condizione, abbiano fatto espressa adesione ai patti collettivi e li abbiano implicitamente recepiti attraverso un comportamento concludente, desumibile da una costante e prolungata applicazione delle relative clausole ai singoli rapporti.

Per altro, ove una delle parti faccia riferimento, per la decisione della causa, ad una clausola di un determinato contratto collettivo di lavoro, non efficace “erga omnes”, in base al rilievo che a tale contratto entrambe le parti si erano sempre ispirate per la disciplina del loro rapporto, il giudice del merito ha il compito di valutare in concreto il comportamento posto in essere dal datore di lavoro e dal lavoratore, allo scopo di accertare, pur in difetto della iscrizione alle associazioni sindacali stipulanti, se dagli atti siano desumibili elementi tali da indurre a ritenere ugualmente sussistente la vincolatività della contrattazione collettiva invocata.

Ancora, per quel che concerne l’onere probatorio, in materia di impugnazione del licenziamento per superamento del periodo di comporto, grava sul datore di lavoro l’onere di allegare e provare i fatti costitutivi del potere di recesso e spetta al lavoratore la loro contestazione.

Cass., Sez. Lav., 6 settembre 2019, n. 22367

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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