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Trasferimento di farmacia

In caso di trasferimento di un esercizio farmaceutico all’interno della sede di pertinenza, il titolare non è libero di scegliere l’ubicazione dell’esercizio all’interno della zona, potendo l’Autorità sanitaria contrapporre valutazioni riferite allo scopo di ottimizzare la funzionalità del servizio.

Nella vicenda de qua, un farmacista aveva presentato istanza di trasferimento della propria sede dagli attuali locali in altri locali all’interno della sede di pertinenza; l’amministrazione, tuttavia, respingeva l’istanza avanzata, non consentendo, quindi, il trasferimento della sede farmaceutica, in considerazione del preminente interesse degli abitanti della zona interessata, ritenendo l’interesse pubblico ad un’equa dislocazione del servizio sul territorio certamente prevalente rispetto a quello imprenditoriale privato del farmacista.

Il T.A.R. ha ritenuto invero doversi respingere il ricorso presentato dal farmacista.

In particolare, il giudice ha ricordato che, in caso di trasferimento di un esercizio farmaceutico all’interno della sede di pertinenza, il titolare non è libero di scegliere l’ubicazione dell’esercizio all’interno della zona, potendo l’Autorità sanitaria, in applicazione dell’art. 13 d.P.R. n. 1275/1971 contrapporre valutazioni riferite allo scopo di ottimizzare la funzionalità del servizio in rapporto alle “esigenze degli abitanti della zona”, dovendosi rispettare i parametri di un’equa distribuzione sul territorio degli esercizi e di accessibilità al servizio, in modo da non lasciare sfornite porzioni del territorio, anche se scarsamente abitate.

Anche nell’ambito del trasferimento all’interno della sede vengono in gioco valutazioni collegate all’ottimale accesso da parte della comunità locale al servizio pubblico farmaceutico, dal momento che anche il trasferimento nell’ambito della stessa zona produce in realtà effetti sulla distribuzione territoriale del servizio farmaceutico, specie nei comuni caratterizzati da numerose località e case sparse.

Del resto, come più vote affermato, l’interesse economico del privato appare recessivo rispetto a quello pubblico ad una adeguata accessibilità del servizio. Le limitazioni alla libertà di iniziativa economica del farmacista risultano giustificate dal fatto che il titolare gode del “numero chiuso” degli esercizi farmaceutici e di una situazione di quasi monopolio nella zona di cui è titolare.

Il comma 7 dell’art. 1 Legge 475/68 poi, oltre all’elemento oggettivo della distanza dalle altre farmacie, prevede il parametro del soddisfacimento “delle esigenze degli abitanti della zona”, lasciato a valutazioni tipicamente discrezionali dell’Amministrazione, sindacabili dal giudice amministrativo secondo i consueti limiti del sindacato “ab externo” consustanziali alla giurisdizione generale di legittimità.

T.A.R. Umbria, Perugia, Sez. I, 26 aprile 2019, n. 209

Redazione A-I.it Avvocati Associa

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